recensione

SOMNIUM…Una chiacchierata con l’autore

Somnium è la storia di Doli, una giovane nativa americana che si ritrova incastrata in una quotidianità grigia e demotivante in cui la parola “lavoro” regna sovrana. La ragazza, però, nasconde dentro di sé uno spirito tutt’altro che grigio. Doli è un BLAZON.

Ora sei una Donna-Aquila, e oltre a te, altri nove Blazon sono stati chiamati a ricoprire il loro ruolo, ognuno in vece dell’Animale che incarna.

Doli metterà letteralmente e metaforicamente le ali per dirigersi verso Somnium: un’altra dimensione. È il luogo in cui vivono i Blazon, in questo luogo non vi è traccia di cemento, di automobili o di qualsiasi altro marchingegno creato dall’uomo. Nessun elemento antropico ma soltanto natura che si estende oltre l’orizzonte. A Somnium i Blazon si addestrano e possono ritrovare il proprio io.

Somnium è anche una storia di amicizia e di famiglia. Doli infatti ritornerà nel suo luogo di origine, dalla sua famiglia da cui era scappata e allo stesso tempo conoscerà nuove persone (alcune saranno fedeli amici altre si dimostreranno veri e propri nemici) e nuovi amici animali.

Ma questo libro è soprattutto avventura: la protagonista oltre a confrontarsi con se stessa dovrà confrontarsi con alcuni ostacoli e pericoli.

Somnium permette, inoltre, di guardare con occhi diversi un popolo che forse non conosciamo poi così bene perché è spesso annebbiato da stereotipi e luoghi comuni.

Questo “animalesco” fantasy è un romanzo scritto a quattro mani, quelle di Gloria Credali e Feliscia Silva. Ho avuto il piacere di scambiare due chiacchiere proprio con Feliscia a cui ho posto alcune domande.

Condivido con voi le sue risposte e concludo consigliando questa lettura, non impegnativa ma ricca di buoni elementi: fantasia, amicizia, famiglia, avventura e un grande amore per la natura e per gli animali.

Intervista a Feliscia Silva

Dove avete trovato l’ispirazione per Somnium? Avete avuto un autore o un opera di riferimento?

L’ispirazione è nata da diversi fattori. Prima di tutto volevamo scrivere una storia che avesse come tema centrale la natura e il rapporto dell’uomo con essa, e in secondo luogo volevamo rappresentare il popolo nativo americano in un modo mai visto prima, sdoganandolo dalla rappresentazione piena di cliché dei media, come cinema e televisione.

L’idea di raccontare Somnium attraverso il fantasy è nata principalmente dalla nostra passione per il genere, anche se è stata prima di tutto la storia a nascere e non l’idea di scrivere un libro.

Non ci siamo ispirate a nessun autore o opera di riferimento, ma entrambe amiamo molto J.K Rowling e la saga di Harry Potter.

Come avete organizzato la stesura di questo fantasy a quattro mani?

Spesso nelle storie a quattro mani gli scrittori si dividono parte dei capitoli, alternandosi nella scrittura. Io e Gloria volevamo però che ogni riga del libro fosse di entrambe e abbiamo quindi deciso di scrivere in contemporanea. Oltre a incontrarci di frequente dopo il lavoro, ci siamo affidate a programmi di condivisione online, come Drive per la scrittura e Discord per comunicare in diretta. Questo tipo di tecnica richiede senz’altro molto più tempo e una forte affinità, ma abbiamo da subito trovato un equilibrio che ci permettesse di farlo.

Che legame c’è tra la parola “Somnium” (titolo del romanzo e nome del luogo fantastico in cui la maggior parte delle vicende avvengono) e il suo significato “sonno”?

Il titolo è la traduzione latina della parola sogno, ma si collega al mondo che noi stesse idealizziamo come sogno. Somnium è un mondo parallelo, nel quale la natura è in perfetta armonia con i propri abitanti, cosa che purtroppo è assente nella nostra Terra.

Somnium è quindi il nostro sogno, un mondo ideale.

La protagonista di Somnium è una nativa americana. Avete fatto delle ricerche sulla cultura di questa popolazione per meglio delineare questo personaggio?

Diversi anni prima di iniziare Somnium, Gloria si è avvicinata alla cultura nativa americana. Ha avuto modo di approfondire la cultura di questo popolo attraverso libri (storici, romanzi) e musica, e recentemente ha intrapreso un viaggio negli Stati Uniti, dove ha avuto la possibilità di visitare alcune delle riserve native americane ed entrare in contatto con la popolazione locale.

La vicinanza al popolo nativo e l’interesse verso la loro cultura sono stati fondamentali nella stesura del romanzo e anche una delle ragione che hanno permesso a Somnium di vedere la luce.

Come nascono i nomi dei personaggi? Il nome di Dex Folives, ad esempio, sembra giocare molto sulla parola Fox. Gli altri nomi come nascono?

I nomi dei Blazon, ad esclusione di Doli, si ispirano tutti agli animali che incarnano. Ci è piaciuto molto giocare su questo aspetto, da Cole Sowl (Owl – Gufo) a Scar Dile (Crocodile – Coccodrillo/Alligatore), in ogni nome si può scoprire un riferimento dell’animale inglese corrispondente.

Per la famiglia di Doli invece c’è stata una ricerca alla base, che ci ha permesso di risalire ad alcuni nomi di provenienza nativa americana, da cui abbiamo poi scelto quelli che più sentivamo appartenere ai nostri personaggi.

C’è un personaggio in particolare in cui ti riconosci o a cui tieni particolarmente?

Oltre alla protagonista in cui ci ritroviamo molto entrambe, Atsa, il fratello di Doli, è uno dei nostri personaggi preferiti. In Somnium ha avuto per il momento uno spazio ridotto, ma a lui abbiamo dedicato un racconto inedito e avrà anche uno spazio molto più centrale nei prossimi romanzi della saga.

So che sei un amante di Harry Potter. Se dovessi scegliere un personaggio della saga della Rowling da accostare a Doli, la protagonista di Somnium, quale sceglieresti?

Devo ammettere di trovarmi in difficoltà con questa domanda, perché anche riflettendoci non mi è venuto in mente nessun personaggio che possa essere accostato a Doli.

Doli è più simile a noi rispetto ad altri personaggi provenienti da libri, ed è anche l’unico ispirato a persone esistenti.

Credo che Somnium voglia dirci di non evitare e di non sopprimere la nostra natura, il nostro essere e ciò che teniamo dentro ma di lasciar fluire la nostra personalità e il nostro carattere. Avevate l’obiettivo di comunicare ciò oppure è l’interpretazione di un semplice lettore (io)?

La tua interpretazione è corretta. Doli è un personaggio che cambia profondamente nel corso del romanzo. All’inizio la troviamo come una giovane donna che ha lasciato la propria famiglia e la vita nella riserva per rifugiarsi in una nuova realtà, completamente nuova. Doli non sapeva che proprio in quella nuova realtà avrebbe smesso di vivere, concentrandosi sull’unica cosa che le restava: il lavoro. Doli non ha altre ambizioni, non ha sogni, perché la depressione l’ha consumata, soffocando la sua natura umana. Almeno fino all’arrivo su Somnium.

In quel luogo inizierà lentamente ad aprirsi, permettendo al proprio “io” di emergere.

Alla conclusione del romanzo, Doli non ha ancora trovato completamente se stessa, questo perché uscire dalla depressione non è un processo così semplice, ma è sicuramente sulla buona strada.

Il finale di Somnium lascia un po’ di quesiti irrisolti. Ci sarà un sequel? Se sì, ti va di parlarcene?

Assolutamente sì. Somnium è nata come trilogia, anche se non escludiamo che in futuro potrebbero esserci alcuni racconti di approfondimento, legati alle storyline dei vari personaggi.

Il secondo romanzo, che abbiamo iniziato da poco, darà più spazio a personaggi che sono stati solo introdotti nel primo volume. Entreremo inoltre nel vivo dello schieramento nemico, la Fazione. Approfondiremo il loro scopo e le ragioni che hanno portato alla sua nascita.

[Spoiler] Alla fine di Somnium Dex è diventato il nuovo Anziano e si troverà ad affrontare più responsabilità. Doli invece trascorrerà più tempo operando sulla Terra Umana.

Più di così non posso ancora svelarvi, non vi resta che attendere il sequel!

Perché le persone dovrebbero leggere Somnium?

Credo che Somnium possa avvicinare il lettore alla realtà, molto spesso sconosciuta, del popolo nativo americano. Speriamo che possa nascere un interesse verso questo popolo meraviglioso, che va oltre gli stereotipi con i quali viene dipinto.

Riflettendo sul rapporto tra uomo e natura ci auguriamo inoltre che il lettore possa riscoprire l’amore che noi stesse sentiamo nei confronti della Terra che ci ospita, per la quale dovremmo avere rispetto.

Per ultimo una domanda un po’ personale: cosa ti ha lasciato questa prima esperienza come scrittrice?

Ho sempre avuto difficoltà a credere in me stessa. Ho iniziato a scrivere per diletto un decennio fa, ma non avrei mai pensato di riuscire a portare a termine quella che era solo un’idea, eppure eccomi (o meglio eccoci) qui. Questa esperienza mi ha aiutata a capire che l’impegno ripaga sempre. Il selfpublishing è un mondo difficile, pieno di concorrenza, ma è anche molto soddisfacente.

Da questa esperienza ho inoltre capito quanto l’amicizia che lega me e Gloria sia forte e che insieme possiamo raggiungere qualsiasi traguardo.

Grazie per avermi concesso del tempo e per aver letto Somnium!

Ringrazio Feliscia per avermi concesso del tempo e per essere stata con me così gentile e disponibile.

La signorina a pois.

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Il mio punto di vista su WONDER.

Il libro di R. J. Palacio è capace di evocare una sfida epocale, quella di essere se stessi in un mondo avverso. M.C. Carratù, Meraviglioso piccolo August che rivoluziona la vita di tutti, in “la Repubblica”.

È uno di quei romanzi che ti fanno sentire bene, che ti scaldano nel profondo le ossa, come è capace solo il sole inatteso in una rigida giornata d’inverno. Giulia Galeotti, Ma tu cosa vedi?, in “l’Osservatore Romano”.

Alcune di queste considerazioni, riguardanti Wonder di R.J. Palacio, mi hanno fatto venir voglia di leggere assolutamente questo libro.

È la storia di August Pullman e della sua prima avventura a scuola. August non ha mai frequentato un istituto scolastico, sua madre si è occupata della sua istruzione e della sua educazione a casa. I suoi genitori presero questa scelta per proteggerlo.

Ma proteggerlo da cosa?

Da un mondo che a volte è crudele! August, oppure Auggie, è nato con una deformazione facciale.

I suoi occhi sono circa due centimetri più sotto il punto in cui dovrebbero trovarsi, quasi a metà delle guance. Sono inclinati verso il basso con un’angolazione estrema, come se qualcuno gli avesse intagliato in faccia due fessure in diagonale (…) August non ha né sopracciglia né ciglia. Il suo naso è sproporzionatamente grosso per la sua faccia e, come dire… carnoso. La testa ha due rientranze nel punto in cui dovrebbero esserci le orecchie (…). Non ha zigomi. Da una parte e dall’altra del naso due grinze profonde gli scendono fino alla bocca, cosa che lo fa sembrare di cera. Tratto da Wonder di R.J. Palacio

A causa di ciò August ha dovuto subire molti interventi chirurgici facendo su e giù dall’ospedale. Altro motivo per cui non ha frequentato la scuola, non potendo garantire una continuità nella frequenza.

Ma è arrivato il momento per il piccolo August di confrontarsi con il mondo esterno e di iniziare la scuola media.

Sarà un anno particolare per Auggie che conoscerà alcuni buoni amici come Jack, Charlotte o Summer. Ma dovrà anche confrontarsi con gli sguardi inopportuni della gente e con la paura del diverso e con l’ignoranza.

“Se tocchi quel bambino prendi la peste!” Questa era, ad esempio, una triste voce di corridoio.

Il protagonista avrà a che fare anche con veri e propri atti di bullismo fisico e con una specie di “guerra” contro di lui a scuola, capeggiata da un bambino di nome Julian che non riesce ad accettare August.

Auggie è un bambino intelligente, ha consapevolezza di sé e di ciò che lo circonda per cui nota lo sguardo delle persone e si accorge del fatto che alcune persone evitano di toccarlo.

È un po’ come quando l’ago della bussola punta sempre al nord, non importa da che parte ti giri. Tutti quegli occhi sono bussole e per loro io sono il Polo Nord. Tratto da Wonder di R.J. Palacio.

Così August descrive gli sguardi indiscreti, ma il piccolo ha il sostegno di una famiglia molto unita da cui può trarre forza: dei genitori dolcissimi e attenti alle sue esigenze, una sorella adolescente di nome Olivia alle prese con il liceo e con il primo amore ma che ha un legame inscindibile con August ed una simpatica cagnolina di nome Daisy.

Inoltre è un bambino ricco di qualità: ama la scienza, ama giocare ed ha un particolare senso dell’umorismo. “Ehi, lo sapevate che quello che ha creato gli Uglydoll si è ispirato a me?” Disse Auggie in classe, suscitando l’ilarità dei compagni.

Interessante è la scelta di narrazione dell’autrice. Sono i protagonisti stessi del romanzo a narrare i fatti e le emozioni vissuti in quell’anno, secondo il loro punto di vista.

R.J. Palacio scrive in Wonder in modo molto semplice e scorrevole. Alternando momenti di riflessione e di emozioni forti a momenti buffi e simpatici (come il buffo nome che ha dato al direttore della scuola: signor Kiap) ma sempre mantenendo un tono semplice e giovanile.

Il romanzo è molto vicino al mondo dei ragazzi, descrive infatti la vita di un ragazzino che come tutti gli altri ragazzini ama giocare e divertirsi. Inevitabili sono, quindi, riferimenti a un mondo molto vicino all’età di August: da Star Wars, a Lo Hobbit, a Le Cronache di Narnia…

L’intero testo è ricco di insegnamenti, di situazioni e parole che portano a riflettere su diversi temi: il bullismo, il valore della famiglia e dell’amicizia, l’importanza della gentilezza, la paura del diverso e l’ignoranza che spesso conduce alla paura o alla violenza e persino cosa significa perdere un caro. Tutti questi temi sono però toccati con un tono leggero che rende la lettura scorrevole ma che al tempo stesso è in grado di emozionare.

Inoltre, un insegnante di August e un suo particolare metodo arricchiscono ulteriormente il romanzo. Si tratta del signor Browne e dei suoi precetti. All’inizio di ogni mese l’insegnante scrive un precetto alla lavagna. Compito degli alunni è di riflettere su quella massima e di scrivere un testo su quello che quella frase significa per loro. Durante l’estate ogni alunno dovrà trovare il suo precetto e condividerlo con il signor Browne.

Vi lascio con il precetto di Auggie che può sembrare una semplice frase ma se leggete il libro capirete che è ricca di significato. E voi? Volete condividere il vostro precetto?

Ognuno dovrebbe ricevere una standing ovation almeno una volta nella vita, perché tutti “vinciamo il mondo”. (Auggie). Tratto da Wonder di R.J. Palacio.

Vi suggerisco anche di vedere il video che riporto di seguito, si tratta di un video di sensibilizzazione della CCA kids.

https://www.youtube.com/watch?v=Q73kk-GIAOY&feature=share

La signorina a pois.

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La torta in cielo con disegni di Bruno Munari

Frugando tra gli scaffali della biblioteca notai la presenza, sulla copertina dello stesso libro, di due nomi “creativi” o meglio “creatori”. Sto parlando di Gianni Rodari e Bruno Munari.

Gianni Rodari fu scrittore, giornalista, pedagogista e poeta, specializzato in letteratura per l’infanzia. Padre di filastrocche, favole e storie con carattere decisamente fantastico e creativo, ha proposto a grandi e piccini mondi e situazioni improbabili facendo divertire ma anche riflettere.

Bruno Munari, invece, è stato un artista, designer e scrittore italiano. Definito “uno dei massimi protagonisti dell’arte, del design e della grafica del XX sec“, ha fatto della creatività il suo mestiere proponendo, ad esempio, mille modi per disegnare un albero o il sole e andando oltre stereotipi e convenzioni. Inoltre Munari affermava:

Conservare lo spirito dell’infanzia dentro di sé per tutta la vita vuol dire conservare la curiosità di conoscere, il piacere di capire, la voglia di comunicare

Da parte dei due artisti vi è, quindi, un interesse verso il mondo dell’infanzia che ha permesso il loro incontro in un romanzo breve: La torta in cielo.

La torta in cielo
Copertina de La torta in cielo, Gianni Rodari, con disegni di Bruno Munari, 1966, Enaudi, Torino, Nona edizione

Si tratta di un’opera per ragazzi molto simpatica, nata nelle scuole elementari Collodi della Borgata del Trullo di Roma, pubblicata a puntate dal “Corriere dei piccoli” nel 1964 e che narra uno strano avvenimento.

Una mattina, al Trullo, il cielo fu occupato da un enorme oggetto circolare e oscuro. Fu il panico tra i cittadini che iniziarono a pensare ad una possibile invasione aliena.

La torta in cielo. Li marziani
Immagine tratta da La torta in cielo, Gianni Rodari, con disegni di Bruno Munari, 1966, Enaudi, Torino, Nona edizione

Due bambini, Paolo e Rita, figli del vigile del posto non credono alla storia dei marziani, visto che cadde sulla loro testa un pezzo dell’ipotizzato UFO, o meglio un pezzo di pregiato cioccolato. Vogliono vederci chiaro, partono così alla perlustrazione dell’oggetto misterioso che, nel frattempo, era atterrato su una collina.

Si trattava proprio di un’enorme torta, o meglio di una pizza, come dicono da quelle parti.

Paolo e Rita faranno molta fatica a convincere i fifoni adulti della loro scoperta. Ma non avranno nessuna difficoltà a convincere i bambini di Roma che dal cielo era arrivata una torta gigante.

Infatti, bambini provenienti da tutta Roma andranno al Trullo per divorare “l’oggetto alieno”, sotto gli occhi increduli di adulti e forze armate che dopo tutto si uniranno al banchetto.

Felici sono i riferimenti di Rodari al mondo delle fiabe, come Cenerentola o Pinocchio, in grado di mettere a proprio agio i giovani lettori che si ritrovano in un mondo non del tutto sconosciuto.

Per occhi più attenti ci sono anche riferimenti all’Odissea (il padre dei due protagonisti, il sor Meletti, viene chiamato “l’astuto Ulisse” perché una volta, per rifilare una multa ad un automobilista, si nascose dietro il cavallo di un vetturino).

Nomi importanti e mitologici come Dedalo o Diomede nascondono, in realtà, personalità di appuntati e marescialli tutt’altro che leggendari.

Munari si è occupato di illustrare, con i suoi semplici ma particolari disegni, tali vicende. Precisamente ha disegnato i volti di tutti i protagonisti del racconto, ogni volta in modo diverso. Alcuni volti sono costruiti con figure geometriche, altri con una semplice linea curva continua, altri con tratti o punti e altri ancora con la combinazione di scarabocchi.

Paolo e Rita. La torta in cielo
Paolo e Rita. Immagine tratta da La torta in cielo, Gianni Rodari, con disegni di Bruno Munari, 1966, Enaudi, Torino, Nona edizione
La sora Matilde. La torta in cielo
La sora Matilde. Immagine tratta da La torta in cielo, Gianni Rodari, con disegni di Bruno Munari, 1966, Enaudi, Torino, Nona edizione
La sora Rosa. La torta in cielo
La sora rosa. Immagine tratta da La torta in cielo, Gianni Rodari, con disegni di Bruno Munari, 1966, Enaudi, Torino, Nona edizione.
Geppetto. La torta in cielo
“Geppetto”. Immagine tratta da La torta in cielo, Gianni Rodari, con disegni di Bruno Munari, 1966, Enaudi, Torino, Nona edizione

L’oggetto disegnato è un volto ma Munari lo rappresenta sempre in modo diverso. La sua creatività risiede proprio nella semplicità con cui trova soluzioni insolite e fuori dagli schemi.

Rodari con le parole e Munari con i disegni hanno reso La torta in cielo un racconto ricco di creatività. Questo però contiene anche un significato particolare: spesso i bambini guardano la parte dolce della vita, al contrario degli adulti che a volte si lasciano condizionare da paura e timore.

Tra le righe del racconto vi è, inoltre, un vero e proprio messaggio di pace in cui viene sottolineata l’insensatezza della politica del terrore, messa quasi in ridicolo.

Rodari conclude, infatti, dicendo:

E ce ne sarà per tutti, un giorno o l’altro, quando si faranno le torte al posto delle bombe.

La signorina a pois

Altro

Coco e il giorno dei morti

È il 2 Novembre. Il “giorno dei morti”, ovvero una ricorrenza della Chiesa latina che prende il nome di “Commemorazione di tutti i fedeli defunti”.

Molti si recano al cimitero per far visita ai propri cari e portar loro un fiore o un lumino. Ma molti sono i riti e le tradizioni legati a questa festa.

In Puglia, ad esempio, nella provincia di Foggia questa giornata assume un aspetto più gioioso tanto che una tradizione vuole che i bambini ricevano in dono dai morti una calza, molto simile a quella della Befana, piena di doni e leccornie.

Altri invece offrono dei doni alle anime dei defunti come del cibo o dell’acqua per sfamarli e dissetarli dal lungo viaggio che percorrono dal regno dei morti a quello dei vivi. Altri ancora lasciano lucine sui davanzali per facilitare l’entrata dei morti in visita ai propri cari.

Anche in in Sicilia la credenza vuole che i defunti della famiglia portino dei regali per i bambini, frutta di Martorana e altri dolci caratteristici.

Molte persone posano dei lumini e dei fiori accanto alle foto dei propri cari defunti esposte in casa, proprio così come si vede nel film d’animazione Coco.

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Parte di un’ofrenda. Immagine tratta da Coco, distribuito dalla Walt Disney Pictures e prodotto e creato dalla Pixar Animation Studios, 2017

Il film, uscito nel 2017, diretto da Lee Unkrich e Adrian Molina, distribuito dalla Walt Disney Pictures e prodotto e creato dalla Pixar Animation Studios ha vinto nel 2018 due meritatissimi premi Oscar come miglior film d’animazione e come miglior canzone per Remember Me.

La storia si svolge durante il giorno dei morti o meglio durante la celebrazione del “Día de Muertos, la festa messicana dei defunti.

Nel film, infatti, i protagonisti sono intenti nei preparativi di una festa tutt’altro che dolorosa e triste, ma piena di gioia, colori e allegria. Questo perché credono che i defunti tornino dall’oltretomba a riabbracciare amici e parenti.

La tradizione messicana e la gioia di questa festa è chiaramente rilevabile in Coco. Le strade, nel film così come nella realtà, sono addobbate, ci sono musicisti e donne, uomini e bambini indossano costumi tipici. Tutti si preparano per accogliere i defunti con fiori e luci e costruiscono gli ofrendas, degli altarini privati, posti davanti alle lapidi, su cui vengono esposte le foto dei cari defunti e liquori, sigarette e altri oggetti a loro cari.

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L’ofrenda. Immagine tratta dal film Coco, distribuito dalla Walt Disney Pictures e prodotto e creato dalla Pixar Animation Studios, 2017

Le ofrendas sono erette anche in case e per strada e spesso le famiglie si accampano presso le tombe dei propri cari durante la notte oppure lasciano cibo e bevande, coperte e cuscini davanti la porta per confortare le anime in viaggio.

Il piccolo Miguel e la sua famiglia rispettano molto le ofrendas e il Día de Muertos ma proprio mentre si occupano dei preparativi della festa, succede qualcosa di straordinario! Miguel si ritrova in una dimensione alternativa in cui non può essere visto né ascoltato dai vivi, ma al contrario può interagire con i morti e con il suo amico Dante, un cane randagio

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Miguel e i suoi familiari defunti. Immagine tratta da Coco, distribuito dalla Walt Disney Pictures e prodotto e creato dalla Pixar Animation Studios, 2017

La causa che ha messo Miguel in questa strana situazione risiede in una sua sofferenza dovuta al divieto di fare e ascoltare musica nella sua famiglia, cosa incompatibile con il sogno del piccolo di diventare musicista.

Miguel riuscirà non solo a riportare la musica nella propria famiglia ma anche il ricordo del trisnonno Héctor, escluso dall’ofrendas, per una triste incomprensione.

Aldilà dell’avvincente e misteriosa trama, Coco racchiude un significato profondo. Narra, infatti, un aspetto della morte a grandi e piccoli divertendo, incantando e commuovendo.

L’intento del film è di comunicare che il ricordo può mantenere vive le persone che sono venute a mancare. Un caro sarà infatti presente fin quando si custodirà il ricordo che abbiamo di lui, dei momenti passati insieme o semplicemente il ricordo di una canzone che associamo a lui. Questo perché

L’amore non ha tempo, ma volti e ricordi.

Si tratta allora di un film che racchiude avventura, sogni, tradizioni e anche un’importante riflessione.

La canzoni scritte per il film non potrebbero essere più azzeccate. Rispettano la tradizione messicana, la trama e il significato del film.

Ed è proprio riportando una canzone che accompagna una scena tenerissima del film che voglio concludere. Buon ascolto e buona giornata dei morti!

La signorina a pois.

Altro

Il fascino del mantello nero

È tempo di Halloween! In giro ci sono diverse spettrali decorazioni: zucche, ragnatele, fantasmi, scheletri, maschere e cappelli a punta. Ma ciò che più attira la mia attenzione è un indumento, lungo e ampio, che si indossa sulle spalle e si aggancia al collo. Sto parlando del mantello, in particolare quello nero.

Un semplice manto di stoffa nera che può donare mistero, eleganza, potere e regalità a chiunque lo indossi, buono o cattivo che sia.

Ammettiamolo, molti di noi, da piccoli, hanno indossato con fierezza una coperta o un lenzuolo sulle spalle per trasformarsi in quattro e quattr’otto in un potente mago, in un eroe, in una vecchia strega o in un oscuro personaggio.

È come indossare un velo di potere!

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Il mondo cinematografico, l’universo animato e dei fumetti, la letteratura e l’immaginario comune ci offrono una miriade di personaggi arricchiti nel vestiario da questo prezioso indumento, ma quando quest’ultimo è nero e oscuro acquisiscono ancora più fascino.

Ecco, allora, una lista di 10 personaggi accomunati dall’avere addosso un mantello nero.

1. Dart Fener

La sua fama lo precede. Personaggio cardine della saga di Star Wars ricoperto dalla testa ai piedi di nero, indossa il mantello nel momento in cui passa definitivamente al lato oscuro, ovvero quando Anakin Skywalker da potente eroe jedi diventa servitore del tirannico impero galattico.

dart fener 1
Darth Vader in Star Wars: Episodio III. La vendetta dei Sith. (George Lucas, 2005)

Anche Anakin indossava spesso un mantello, ma umile e marrone, facente parte delle vesti di un jedi. Il mantello di Lord Fener è ben altro! È oscuro, regale e sottolinea ulteriormente la potenza e la crudeltà del personaggio che lo indossa in modo che molti ne temono solo l’ombra.

2. Malefica

Antagonista de La Bella Addormentata nel bosco è una potente e crudele fata che si autodefinisce “Signora di tutti i mali“. La vediamo sfoggiare, nel classico film Disney del 1959, una lunga veste nera e viola che copre la sua pallidissima pelle e lascia scoperti i suoi occhi gialli e il suo inquietante sorriso. Stringe tra le mani, adornate da affusolate unghie rosse, un alto bastone/scettro magico ed esibisce due lunghe e nere corna.

malefica
Malefica ne La Bella Addormentata nel bosco, Walt Disney, 1959

Ciò che però accompagna il regale portamento della fata è un mantello nero dal lungo strascico. Il mantello, in questo caso, accompagna i modi sofisticati, eleganti e signorili di Malefica, ma è nero così come il suo animo crudele, irascibile, sadico e decisamente vendicativo.

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Maleficent. Regia: Robert Stromberg, produttore Joe Roth, 2014

Nel remake Disney Maleficent, Angelina Jolie interpreta Malefica con la stessa cattiveria ed eleganza dell’originale ma indosserà il mantello in un momento particolare: quando perderà le sue ali. Il mantello allora servirà a coprire un’importante e dolorosa perdita che la fata tradurrà in cattiveria e desiderio di vendetta.

3. Il corsaro nero

Era vestito completamente di nero e con una eleganza che non era abituale fra i filibustieri del grande golfo del Messico, uomini che si accontentavano di un paio di calzoni e d’una camicia, e che curavano più le loro armi che gli indumenti.

Portava una ricca casacca di seta nera, adorna di pizzi d’egual colore, con i risvolti di pelle egualmente nera; calzoni pure di seta nera, stretti da una larga fascia frangiata; alti stivali alla scudiera e sul capo un grande cappello di feltro adorno di una lunga piuma nera che gli scendeva fino alle spalle.

Anche l’aspetto di quell’uomo, come il vestito, qualche cosa di funebre.

Così Emilio Salgari descrive l’aspetto del protagonista del suo romanzo pubblicato nel 1898. Non parla di un mantello ma nel film e nelle illustrazioni il Corsaro Nero indossa, tra un duello e un arrembaggio, un lungo mantello nero che rende la sua figura ancora più imponente.

corsaro nero
Copertina de Il Corsaro Nero. Emilio Salgari. il Giornale. Biblioteca dei ragazzi

4. Jafar

È l’antagonista dei film Disney Aladdin e Il ritorno di Jafar. Proprio come Malefica, Jafar indossa veste regali, porta uno scettro ed un pennuto lo accompagna, posato sulla spalla.

jafar
Jafar in Aladdin, Walt Disney Animation Studios, 1992

Un lungo mantello nero copre una personalità doppiogiochista e manipolatrice. Jafar è infatti disposto a tutto per arrivare al potere e prendere il posto del sultano. Il ruolo di gran visir non gli basta e cerca di ottenere il potere assoluto sfruttando la sua intelligenza, ma questa brama insaziabile di potere sarà la sua rovina.

Trasformandosi in genio, infatti, non solo perderà il mantello ma anche la libertà, dimenticando che esistono cose più importanti del potere.

5. Batman

Personaggio della DC Comics è uno dei più grandi eroi della storia dei fumetti.

Da buon uomo pipistrello indossa delle ali simulate da un imponente mantello nero.

batman
Batman in DC Super Friends, DC Kids

Batman non ha un’ indole crudele e malefica ma vi è comunque qualcosa di misterioso nel suo personaggio. Bruce Wayne ha, infatti, un animo triste perché assiste all’assassinio dei genitori decidendo di indossare la maschera e il mantello per combattere il male.

Il mantello, allora, copre un cavaliere oscuro, potente, giusto e coraggioso ma anche malinconico e misterioso.

6. Zorro

Zorro, un nome avvolto nel mistero.

Zorro, il guizzo di un mantello nero.

Così cantava una vecchia sigla di una delle tante serie animate dedicate a Zorro. Questo personaggio, in realtà, fece la sua prima comparsa nel romanzo La Maledizione di Capistrano di Johnston McCulley, scrittore di riviste pulp, per poi diventare una vera e propria icona.

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Zorro. La maschera di Zorro. 1998, diretto da Martin Campbell.

Il mantello nero nasconde, insieme ad una maschera nera, l’identità di don Diego de La Vega, uomo furbo, intelligente, abile con la spada e la frusta e grande stratega che, nei panni di Zorro, mette al servizio del bene queste qualità.

7. Milord

Lungo mantello nero e rosso, maschera bianca e un elegante cilindro. Così si presenta Milord (Mamotu Chiba), personaggio principale della serie anime e manga Sailor Moon.

milord
Milord. Sailor Moon. Serie Anime prodotto da Toei Animation dal 1992

Dietro la maschera si nasconde Marzio, studente modello e ragazzo buono e gentile. Milord però è un combattente coraggioso che interviene sempre nel momento in cui le guerriere Sailor hanno bisogno di lui. Il mantello circonda una figura elegante, romantica e misteriosa di cui Sailor Moon è innamorata follemente.

È il caso in cui mantello e rose rosse diventano un grande mix di fascino e enigmaticità.

8. Dracula

Il Conte Dracula è il protagonista del romanzo Dracula, pubblicato da Bram Stoker nel 1897 da cui ha preso vita una vera e propria icona.

L’inquietante vampiro è infatti presente in film, serie tv, illustrazioni, musical e nell’immaginario di tutti. Molti inoltre indossano gli abiti del conte, completi di lungo mantello e finti canini, per Halloween.

conte dracula
Conte Dracula. Hotel Transylvania, Sony Pictures Animation, 2012

Il mantello nero è allora un indumento che accompagna l’eleganza di un personaggio che vanta il titolo nobiliare di conte ma che copre anche un’inquietante figura mitologica: un vampiro.

9. Capitan Harlock

Si tratta del protagonista di un manga di fantascienza scritto e illustrato da Leiji Matsumoto ma è anche una serie televisiva anime diretta da Rintarō e prodotta dalla Toei Animation.

Capitan Harlock è un pirata che dirige, al posto di un veliero, una nave spaziale con tanto di bandiera con teschio.

capitan Harlok
Capitan Harlok, dalla serie televisiva anime Capitan Harlok, diretta da Rintarō e prodotta dalla Toei Animation, 1977

La sigla italiana della serie televisiva anime dice:

Nero è il suo mantello,

Mentre il cuore bianco è.

Il mantello, facente parte della divisa da capitano, copre infatti un personaggio che ha sembianze misteriose e piratesche ma ha un animo buono e giusto.

10. La morte

La morte personificata è una figura diffusa nell’immaginario collettivo. Fin dall’antichità è infatti presente, nella cultura popolare, l’immagine della morte come quella di uno scheletro che porta una falce e vestito con un saio nero, una tunica o un mantello nero dotato di cappuccio.

Questa figura è ritrovabile in dipinti, sculture, illustrazioni, ma anche film e serie animate.

tenebra
Tenebra in Le tenebrose avventure di Billy e Mandy, serie creata da Maxwell Atoms e trasmessa da Cartoon Network

In questo caso il mantello nero è ricco di oscurità poiché copre la figura che rappresenta il più grande mistero della vita.

Tanti sono ancora i personaggi che indossano un mantello nero, se te ne viene in mente qualcuno scrivimelo nei commenti!

La signorina a pois.

Didattica

Il binomio fantastico di Rodari

“La fantasia è una dote innata? ” Spesso sentiamo questa domanda e non so darvi una risposta ma secondo Gianni Rodari esistono dei congegni che muovono l’immaginazione e io mi fido ciecamente di lui!

In Grammatica della fantasia. Introduzione all’arte di inventare storie Rodari propone idee e occasioni di riflessioni fantastiche valide per inventare storie.

La parola grammatica, accostata alla parola fantasia, sottolinea proprio il fatto che ci sono regole che guidano la creazione dei processi della fantasia stessa e che possono rendere questa alla portata di tutti, valorizzandone il ruolo artistico ed educativo.

Una delle tecniche che lo scrittore, specializzato in letteratura per l’infanzia, propone è il binomio fantastico.

La parola singola agisce solo quando ne incontra una seconda che la provoca, la costringe a uscire dai binari dell’abitudine, a scoprirsi nuove capacità di significare.

Queste sono le parole con cui Rodari introduce il binomio fantastico, sostenendo, così, che una storia può nascere dall’accostamento di due parole scelte con l’aiuto del prezioso amico caso. Più le parole sono lontane ed estranee, più il binomio funzionerà proponendo improbabili associazioni e scatenando liberamente la fantasia.

Citando ancora Rodari:

Nel “binomio fantastico” le parole non sono prese nel loro significato quotidiano, ma liberate dalle catene verbali di cui fanno parte quotidianamente. Esse sono “estraniate”, “spaesate”, gettate l’una contro l’altra in un cielo mai visto prima. Allora si trovano nelle condizioni migliori per generare una storia.

È bene, allora, scegliere le parole in maniera totalmente casuale. Indicandole con gli occhi chiusi su una pagina di un libro, ad esempio, o scrivendone diverse su dei bigliettini e poi pescarne solo due.

Io, ad esempio, ho scritto su un pezzetto di carta la prima parola che mi è venuta in mente e lo stesso ha fatto una mia amica.

Sono emerse due parole:

casa e farfalla

casa farfalla

da cui ho dedotto due associazioni:

  • La casa della farfalla
  • Una farfalla in casa

Ho scelto la prima ed ho provato a scrivere una storiella in rima.

LA CASA DELLA FARFALLA

Imma è una farfalla

che spesso nel cielo balla.

Adesso però non lo fa più

perché una tempesta la sua casa ha buttato giù.

Cerca, disperata, un alloggio adeguato

ma in giardino è tutto occupato.

Bussò alla porta della libellula

ma questa disse: «Trovati una casa più bella!»

Volando in alto si posò su un balcone

e proprio lì trovò la giusta abitazione:

un vaso di fiori di lavanda

che mise lì la mamma di Amanda.

Ora Imma balla serena

non ha nulla di cui stare in pena.

Ha un posto dove ripararsi e riposare

e in più potrà sempre profumare.

Se vuoi, prova anche tu a “giocare” con il binomio fantastico e condividi con me la tua storia!

La signorina a pois

Didattica

Imparare l’inglese con i Beatles

È noto che la musica può dare una notevole mano all’apprendimento, soprattutto di una lingua straniera. Spesso, infatti, sentiamo i bambini della scuola primaria cantare canzoncine in inglese e mimarne il significato. Così l’apprendimento diventa più facile, divertente e significativo.

E se allora chiedessimo una mano ad una delle band pop rock che ha segnato la storia? Sto parlando dei Beatles.

Beatles

Alcuni testi delle loro canzoni, infatti, sono noti per la loro semplicità ed efficacia. Vi riporto di seguito il testo di una canzone dei Beatles e il link per poterla ascoltare su Youtube: Hello, Goodbye. The Beatles

HELLO, GOODBYE – The Beatles

You say yes, I say no,

You say stop and I say go go go, oh no,

You say goodbye and I say hello,

Hello, hello,

I don’t know why you say goodbye, I say hello,

Hello, hello,

I don’t know why you say goodbye, I say hello.

I say high, you say low,

You say why and I say I don’t know, oh no,

You say goodbye and I say hello,

Hello, hello,

I don’t know why you say goodbye, I say hello,

Hello, hello,

I don’t know why you say goodbye, I say hello.

You say goodbye and I say hello,

Hello, hello,

I don’t know why you say goodbye, I say hello,

Hello, hello,

I don’t know why you say goodbye, I say hello.

You say yes, I say no,

You say stop and I say go go go, oh no,

You say goodbye and I say hello,

Hello, hello,

I don’t know why you say goodbye, I say hello,

Hello, hello,

I don’t know why you say goodbye, I say hello.

Ho evidenziato in grassetto alcune parole: yes, no, stop, go, high, low, goodbye e hello. Sono tutte parole, poste come contrarie, alla base dell’apprendimento della lingua inglese, essenziali quindi da fissare nella scuola primaria. Inoltre, la canzone ha un’andatura molto gioiosa e potrebbe essere cantata e mimata con facilità, fissandone così il significato.

 

È bene, però, ascoltare prima il brano e leggerne il testo così da imparare bene la pronuncia delle parole. Chi meglio dei Beatles, inglesi per eccellenza, può farci ascoltare la corretta pronuncia?

Ovviamente, in questo modo, si presenta anche un’ottima situazione di educazione musicale poiché i bambini avranno modo di intonare e apprezzare un classico dei Beatles.

Tanti sono i brani pop che i bambini possono cantare con semplicità traendone profitti. Se ne hai qualcuno in mente puoi suggerirmelo nei commenti!

La signorina a pois

Didattica

Thinglink per l’insegnamento e l’apprendimento

Avete mai immaginato di poter interagire con un’immagine? Con Thinglink è possibile.

Si tratta di un software che permette di rendere immagini e video interattivi.

Ecco il linkhttps://www.thinglink.com/edu

È possibile registrarsi gratuitamente e iniziare subito a creare contenuti interattivi cliccando su CREATE (situato in alto a destra) createe selezionare upload Image. La procedura è molto semplice, ma se si hanno difficoltà Thinglink offre la possibilità di consultare dei video tutorial.

Vi riporto di seguito due immagini che ho creato.

 

Passando il mouse sulle icone presenti sull’immagine o toccandole se si sta utilizzando un tablet o uno smarthphone appariranno altri contenuti: immagini, video, mappe, testi.

Si può pensare, quindi, ad un uso didattico di Thinglink. Può essere utile all’insegnante come strumento di presentazione, con il supporto della LIM, oppure l’immagine può essere creata in classe con  la collaborazione degli alunni stessi alla scoperta di un nuovo argomento.  Gli alunni/studenti possono realizzare le loro immagini interattive anche a casa in autonomia per sintetizzare un argomento o per realizzare una presentazione di un oggetto di studio, anche con la collaborazione degli amici di classe, rendendo lo studio più semplice e appassionante.

Le immagini che ho realizzato sono pensate proprio per supportare l’insegnante nella presentazione di due “mondi”: le api e i vulcani.

  • La prima è pensata per bambini più piccoli (di prima, seconda o terza primaria). Le frasi infatti sono molto brevi ed essenziali e accompagnano l’immagine. Vi è collegato anche un video ovvero un cartone animato che illustra il mondo delle api.
  • La seconda immagine, invece, è pensata per lo studio dei vulcani con ragazzi di quarta o quinta primaria. I concetti, infatti, sono più complessi ed ho inserito un collegamento allo studio di una cartina per cui sono necessarie competenze geografiche.

L’immagine e la multimedialità sono allora un supporto prezioso per l’insegnamento e l’apprendimento, ma bisogna fare attenzione! È importante non sovraccaricare il carico cognitivo. Potrebbe essere utile seguire i seguenti principi:

Principi fondamentali della comunicazione multimediale di Richard E. Mayer

  1. COERENZA :  le persone apprendono meglio se il materiale estraneo e non attinente viene escluso dalla presentazione multimediale poiché può distogliere l’attenzione dalle informazioni importanti.  L’apprendimento è, infatti, più efficace se le parole e le immagini irrilevanti vengono escluse dalla presentazione multimediale; se vengono tralasciare suoni e musiche irrilevanti e se vengono abolite parole e simboli inutili.
  2. RIDONDANZA : le persone imparano meglio se in una presentazione multimediale vengono mostrate solo animazioni e narrazioni piuttosto che illustrazioni, narrazioni e testi scritti. Questo perché le persone non possono concentrarsi quando sentono e vedono lo stesso messaggio verbale durante una presentazione.
  3. CONTIGUITÀ : l’apprendimento è più efficace se parole ed immagini tra di loro connesse vengono presentate vicine, appunto contigue, e nello stesso momento.
  4. MODALITÀ : l’apprendimento è migliore se vengono utilizzate immagini e narrazioni parlate piuttosto che immagini e parole scritte perché evitano un sovraccarico del canale visivo.
  5. MULTIMEDIALE : le persone imparano meglio quando vengono presentate parole accostate ad immagini (coerenti) piuttosto che solo parole. In questo modo gli studenti hanno la possibilità di costruire modelli mentali verbali e visuali e di connetterli insieme tra loro.
  6. STILE NON FORMALE : una presentazione multimediale risulta migliore se in una conversazione vengono utilizzate parole in stile colloquiale. Questo serve per coinvolgere e rendere più efficace l’apprendimento degli studenti.

Provate ora a creare la vostra immagine interattiva utilizzando Thinglink e se volete potete condividerla con me.

La signorina a pois.

Didattica

Lo storiattolo. Un modo per inventare storie.

Sin dall’ antichità l’uomo ha concepito e prodotto migliaia di oggetti destinati al gioco. Un giocattolo è, infatti, un oggetto ricco di potenzialità. Una bambola, un’automobilina, un peluche, una palla, un dinosauro di gomma possono dar vita a un numero illimitato di giochi e di associazioni. In questo modo i giocattoli si propongono come oggetti poderosi, ovvero oggetti che hanno la capacità di evocare fantasie e di far esplodere l’immaginazione del bambino, ma non solo. A un giocattolo si possono associare le più disparate immagini, sensazioni e ricordi, si può dar vita a vere e proprie azioni e avventure andando oltre la realtà, tutti elementi utili per scrivere una storia fantastica.

Lo “storiattolo” è un modo per inventare storie, in particolare racconti fantastici. Si procede in questo modo:

1. L’insegnante chiederà ad ogni alunno di portare un suo giocattolo (una palla, una trottola, una bambola, un peluche, una macchinina, una biglia, delle costruzioni…);

2. I giocattoli verranno inseriti in un grosso scatolone aperto: “lo storiattolo”;

storiattolo.jpg

3. Ogni bambino dovrà prendere dallo “storiattolo” quattro giocattoli e tra questi dovrà scegliere: il protagonista della storia, l’antagonista, l’aiutante ed un elemento magico. Dovrà poi osservare ogni giocattolo e descriverne accuratamente l’aspetto e le qualità.

tab

4. L’alunno potrà allora procedere a scrivere un racconto fantastico, in particolare una fiaba, con l’aiuto del seguente schema:

fiaba.PNG

 

Durante lo svolgimento l’alunno avrà libertà di giocare con i giocattoli a disposizione e di coinvolgere anche un compagno. Saranno necessarie alcune preconoscenze di scrittura, come saper:

  • raccogliere le idee, organizzarle per punti, pianificare la traccia di un racconto;
  • produrre racconti scritti.

Per tale ragione è bene utilizzare “lo storiattolo” con bambini di quarta o quinta primaria se l’obiettivo è quello di potenziare la capacità di scrittura, consolidare l’acquisizione della struttura di racconti come fiabe, dar spazio alla fantasia, all’immaginazione e alla creatività e utilizzare la penna come strumento fantasioso che guarda oltre la realtà.

Se, invece, lo scopo è quello di far scoprire ai bambini “le regole” dei racconti fantastici e lavorare sull’organizzazione delle idee, sull’organizzazione logico-sequenziale di fatti ed avvenimenti, il metodo è adeguato anche per bambini di terza primaria. È essenziale che l’insegnante chiarisca che i giocattoli non sono più dei semplici giocattoli ma degli esseri animati. Il bambino avrà il compito di dar vita al giocattolo, di dargli una personalità e un ruolo essenziale nella storia.

“Lo storiattolo” è quindi un metodo per trasformare una bambola in una principessa in pericolo, una palla in una sfera magica, un peluche in un eroe del bosco… Gli elementi necessari sono pochi: un mucchio di giocattoli e la grande fantasia di un bambino.

La signorina a pois.

recensione

Lo Hobbit. Un piccolo gigante.

Lo Hobbit, scritto da J. R. R. Tolkien, pubblicato per la prima volta nel 1937 e comunemente considerato il prequel de Il Signore degli Anelli racconta, appunto, l’avventura di uno hobbit.

“Lo hobbit di cui parliamo era uno hobbit alquanto agiato, e  il suo nome era Baggins. I Baggins vivevano nel circondario della Collina da tempi immemorabili, e la gente li considerava assai rispettabili, non solo perché molti di loro erano ricchi, ma anche perché non avevano avuto mai avventure né fatto niente di imprevedibile: si poteva presumere l’opinione di un Baggins su un argomento qualsiasi senza darsi la pena di chiedergliela. Questa è la storia di come un Baggins ebbe un’avventura e si trovò a fare e dire cose del tutto imprevedibili. Può anche aver perso il rispetto del vicinato, ma guadagnò…be’, vedrete voi stessi se alla fine guadagnò qualcosa.”

Queste sono le parole con cui Tolkien introduce il protagonista del suo romanzo: Bilbo Baggins. Un esserino piccolo e dai piedi pelosi, ma grande abbastanza per avere in sé un doppio lato: uno Baggins, tranquillo ed equilibrato, ereditato dal padre, ed un lato Tuc, avventuroso e coraggioso, ereditato dalla famiglia di sua madre. Quest’ultimo sarà il lato che si manifesterà, con sorpresa di Bilbo stesso, tra le pagine del libro.

Bilbo

Egli, con il ruolo di scassinatore, si allontanerà dal suo tranquillo “buco hobbit” per accompagnare tredici nani, capeggiati da Thorin Scudodiquercia, in un viaggio alla riconquista di un tesoro rubato ai nani dal drago Smaug. Il drago custodisce il tesoro in una caverna della montagna solitaria, ad est della Contea, nelle terre selvagge.

Sarà presente, almeno all’inizio e alla fine dell’avventura, lo stregone dalla lunga barba Gandalf, con i suoi consigli e la sua saggezza a portata di mano.

Il viaggio sarà ricco di insidie e pericoli; sarà un lungo cammino alle prese con orchi, ragni, barili, foreste pericolose e culminerà, come ogni fantasy che si rispetti, con una grande guerra. Grande perché a combatterla saranno ben cinque armate: uomini, orchi, nani, elfi e aquile e in cui il bene e il male si scontreranno.

Fondamentale è l’incontro tra Bilbo e Gollum poiché lo hobbit, in questo momento, troverà il teSSSSSSSoro di Gollum che diventerà, così come accade in una fiaba, l’elemento magico, l’oggetto la cui magia aiuterà Bilbo a tirar fuori dai guai (molte volte) se stesso e il resto della compagnia. Momento decisamente appassionante, perché i due si sfideranno a colpi di indovinelli. Di seguito ne riporto uno.

“Trenta bianchi destrieri

su un colle rosso

battono e mordono a più non posso,

ma stanno fermi e fieri”

Lo Hobbit oltre ad essere un fantasy che, insieme a Il Signore degli Anelli, ha avuto grandissima influenza sull’immaginario fantasy comune, è anche un romanzo di formazione. Questo perché il giovane Bilbo, come “un buon Pinocchio”, partirà per un lungo e inaspettato viaggio che lo segnerà nel profondo. Al ritorno a casa, Bilbo osserverà la sua vecchia e immutata contea ma i suoi occhi saranno diversi, avranno acquisito un velo di saggezza. L’ intera compagnia troverà infatti il tesoro nel viaggio e non “sotto il sedere” del drago. La vera conquista non sarà l’oro, ma la crescita e i valori acquisiti durante il cammino: l’amicizia, la fratellanza, la scoperta di luoghi e gente diversa.

Un personaggio davvero particolare lo hobbit. Piccolo e placido ma scaltro e coraggioso. Non ha grandi qualità eroiche o un fisico aitante, ma possiede quello che effettivamente serve per affrontare un’impresa, qualunque essa sia: spirito d’avventura e coraggio. Con queste qualità anche il più grande bevitore di tè pomeridiano può affrontare “boschi tetri”. Eppure tutti inizialmente, tranne Gandalf, dubitavano di lui e delle sue capacità.

copertina lo hobbit

Le illustrazioni di Alan Lee (nella collana i Grandi Tascabili, Bompiani, 2012)  accompagnano la narrazione accurata e dal tono epico, avventuroso e a volte comico di J.R.R. Tolkien, di una pietra miliare del genere fantasy.

La signorina a pois.